Radici nella scienza, cuore nel territorio: la nostra viticoltura guarda al domani

Biodiversità, contrasto alle fitopatie e monitoraggi di ultima generazione: ecco come le sinergie tra Consorzio, Fondazione Mach e centri di ricerca internazionali stanno riscrivendo i protocolli della sostenibilità in vigna.

Si sono conclusi i due intensi appuntamenti dedicati alla presentazione dei risultati dei progetti di sostenibilità che noi del Consorzio Vini del Trentino sosteniamo con convinzione. Vedere una partecipazione così folta di soci e addetti ai lavori non è solo un motivo di orgoglio: è la conferma che la nostra comunità agricola sente l’urgenza e il desiderio di evolvere, proteggendo quel delicato equilibrio che rende unica la viticoltura di montagna.

 

La sentinella e la sfida: biodiversità e flavescenza dorata

La mattinata di martedì 17 marzo ci ha permesso di guardare il vigneto con occhi nuovi. Grazie a Livia Zanotelli (entomologa della Fondazione Mach), abbiamo esplorato il mondo degli apoidei. Questi piccoli impollinatori non sono semplici ospiti, ma vere “sentinelle” della nostra biodiversità: la loro presenza ci racconta quanto la varietà vegetale dei nostri ambienti sia viva e quanto le nostre pratiche si inseriscano nell’ecosistema. Proteggere loro significa, in ultima analisi, proteggere la qualità del nostro futuro.

Parallelamente, non abbiamo distolto lo sguardo dalle minacce più insidiose. Mirko Moser (tecnologo della Fondazione Mach) ci ha aggiornati sugli sviluppi del dottorato di ricerca dedicato alla flavescenza dorata. È una sfida complessa, una fitopatia che preoccupa, ma i dati raccolti confermano che l’investimento costante in ricerca è l’unica via per trovare soluzioni di contrasto efficaci e durature. Assieme al sostegno alla ricerca, da anni siamo impegnati anche nel monitoraggio a tappeto dei vigneti trentini, contribuendo alla salvaguardia del valore economico e paesaggistico delle nostre vigne.

 

Una difesa di precisione contro le malattie fungine

Il lunedì successivo, 23 marzo, l’attenzione si è spostata su due “vecchie conoscenze” della viticoltura: peronospora e oidio. Non ci siamo limitati ai metodi tradizionali; abbiamo messo in campo monitoraggi di ultima generazione grazie alle eccellenze accademiche e scientifiche.

La collaborazione con il gruppo della Prof.ssa Marina Collina (Università di Bologna) e con il centro EpiLogic di Freising, rappresentato dal ricercatore Stefano Nadalini, dimostra come il Trentino sia oggi un laboratorio a cielo aperto capace di dialogare con i migliori centri di ricerca europei. Insieme a Marco Delaiti (tecnico del Centro di saggio FEM), che ha analizzato l’efficacia dei prodotti fitosanitari, l’obiettivo resta uno solo: l’ottimizzazione della difesa. Non vogliamo usare più risorse, ma usarle meglio, con estrema precisione.

 

Il nostro impegno: oltre il monitoraggio

Questi progetti non sono studi isolati, ma tasselli di un mosaico più ampio che da decenni ci vede impegnati in prima linea. La nostra adesione alla certificazione ministeriale SQNPI non è un traguardo, ma un metodo di lavoro. Essere all’avanguardia nella difesa della viticoltura di montagna significa per noi agire con responsabilità, trasparenza e rigore scientifico.

Vogliamo ringraziare chi ha partecipato e chi, ogni giorno, trasforma questi dati in azioni concrete tra i filari. La sostenibilità, per noi del Consorzio, non è uno slogan, ma il profumo della terra che lasceremo alle prossime generazioni.