METODO MARTINOTTI – CHARMAT

produzione metodo martinotti

SPUMANTE

METODO MARTINOTTI
CHARMAT

I vini prodotti con il Metodo Martinotti o Metodo Charmat nascono da vini bianchi fermi: dopo aver subito una prima fermentazione durante il normale processo di produzione, questi vini ne subiscono una seconda in autoclavi di acciaio, a temperatura e pressione controllate, con l’aggiunta di lieviti e zucchero. Durante questa fase, che dura da 30 giorni a 6 mesi, i lieviti “mangiano” gli zuccheri e li trasformano in alcol e anidride carbonica, dando vita alle caratteristiche bollicine. Ciò permette di ottenere vini con caratteristiche note fruttate e viene impiegato per la produzione di “bollicine” utilizzando vitigni aromatici.

VENDEMMIA TARDIVA

vendemmia tardiva

VINO DOLCE

VENDEMMIA TARDIVA

La vendemmia tardiva è un vino creato da grappoli che sono appassiti sulla pianta in modo che lo zucchero contenuto negli acini si concentri al massimo. Alcune uve, in zone dove le condizioni climatiche lo consentono, si prestano molto bene alla sovramaturazione sulla pianta per consentire che il colore delle uve a bacca bianca diventi sempre più dorato, gli acini si ammorbidiscano e i grappoli diventano ancora più dolci. Il succo ottenuto dalla pigiatura di queste uve è molto denso e il vino che si ottiene è più dolce.

I vini ottenuti da uve raccolte in vendemmia tardiva hanno tonalità cromatiche calde, profumi dolci e fruttati, sapori morbidi ed equilibrati da gustare con alcuni dessert, durante piacevoli meditazioni o in abbinamento con diversi formaggi.

Uve impiegate per la produzione di vendemmia tardiva in Trentino: Chardonnay, Kerner, Manzoni bianco, Pinot bianco, Pinot grigio, Nosiola, Müller Thurgau, Sauvignon, Riesling renano, Traminer aromatico, Moscato giallo, Moscato rosa.

TRENTODOC

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SPUMANTE

TRENTODOC

È lo spumante metodo classico trentino: le “bollicine di montagna” caratterizzate da sempre dalla presenza delle Dolomiti che imprimono il loro carattere al vino. Una tradizione che nasce più di 150 anni fa ed è oggi rappresentata da grandi e piccole realtà, unite da un unico comune denominatore: l’eccellenza. Il Trentodoc si ottiene dalla vendemmia di sole uve Chardonnay, Pinot nero, Pinot bianco e/o Pinot meunier, raccolte rigorosamente a mano, e grazie alla lunga permanenza sui lieviti che va dai 15 mesi fino a oltre 10 anni. Un processo che richiede tempo e sapienza da parte di enologi che imprimono a ogni etichetta il carattere di ogni casa spumantistica.

È espressione diretta della terra che lo produce, il Trentino. Di esso Trentodoc racchiude il clima, le altitudini e l’essenza. Dalle vette più elevate con clima alpino a quello mediterraneo dei pendii più dolci mitigati dall’Ora del Garda, al clima continentale di fondo valle: ogni calice porta con sé unicità e carattere del luogo di origine.

Prima Doc in Italia per un metodo classico, una fra le prime al mondo, oggi è rappresentata da 57 case spumantistiche che si riconoscono dal marchio Trentodoc, apposto su ogni bottiglia.

METODO CLASSICO

metodo classico

SPUMANTE

METODO CLASSICO

Il Metodo Classico è il processo di produzione di spumante caratterizzato dalla seconda fermentazione, e quindi la spumantizzazione, direttamente in bottiglia. La base degli spumanti è solitamente costituita da una cuvée, cioè una miscela di vini di tipologie e/o annate diverse (a meno che non si tratti di uno spumante millesimato, cioè prodotto con un solo vino di un’unica annata), che viene imbottigliata con l’aggiunta di una selezione di zuccheri e lieviti (tirage). In bottiglia il vino effettua la seconda fermentazione riposando in posizione orizzontale per una durata media di 24/36 mesi, con picchi anche di 120 e oltre.

A questo punto inizia la fase del remuage: ogni bottiglia viene ruotata di 1/8 e leggermente inclinata con il tappo verso il basso per far depositare nel collo i residui della fermentazione. Quando la bottiglia raggiuge una posizione verticale, il collo viene congelato con appositi macchinari. Si procede così con la sboccatura (dégorgement): la bottiglia viene stappata e le fecce ghiacciate vengono espulse. Gli ultimi passaggi sono il dosaggio, con l’aggiunta di una miscela di zuccheri e vino per ripristinare la parte di vino espulsa, e il tappaggio definitivo. Il Metodo Classico dà vita a vini più strutturati e corposi, con note più ricche prevalentemente legate al lievito e un perlage più fine e persistente.

MOSCATO

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VINO DOLCE

MOSCATO

Sia il Moscato giallo, sia il Moscato rosa forniscono prodotti estremamente singolari e apprezzati. Il Moscato giallo, tipicamente trentino, viene lavorato nella versione secca o dolce, mentre il Moscato rosa nella tipologia dolce o amabile.

La presenza del Moscato giallo in Trentino è particolarmente diffusa nei terreni circostanti a Castel Beseno. Il crescente interesse verso questo singolare vitigno emerge anche dal recente riconoscimento, nell’ambito della D.O.C. Trentino Superiore della sottozona “Castel Beseno” riservata alle uve raccolte limitatamente nei comuni di Calliano e Besenello.

Il Moscato rosa, che lega il suo nome alla rosa Thea, assume armoniose e intriganti sensazioni “dolci non dolci”.

Giallo carico, talvolta dorato, aromatico, tipico di moscato con sentori di salvia sclarea il primo, da rosso rubino a granato con tonalità ambrate, intenso, caratteristicamente aromatico, ampio, con ricordi di rosa e spezie il secondo.

uva prodotta

Moscato giallo 12 mila quintali
Moscato rosa 500 quintali

superficie vitata

Moscato giallo 130 ettari
Moscato rosa 7 ettari

area di coltivazione

Vallagarina e altre zone viticole del Trentino

forma di allevamento

pergola trentina, guyot

temperatura di servizio

12°C il Moscato giallo
14 °C il Moscato rosa

abbinamenti consigliati

Il Moscato giallo secco è ottimo come aperitivo; entrambi , nella versione liquorosa, sono classici vini da dessert; si accompagnano in particolare ai tipici zelten e strudel trentini

VINO SANTO

VINO SANTO TRENTINO ARELE CANTINA TOBLINO

VINO DOLCE

VINO SANTO

La varietà da cui si ricava è la Nosiola, varietà pregiata ed esclusiva di questa terra. Ne vengono selezionati solo i grappoli spargoli, ossia quelli con acini grossi e ben distanziati fra loro che devono essere sufficientemente maturi per garantire un elevato quantitativo di zucchero.

Ultima uva bianca ad essere raccolta per la sua maturazione tardiva, la Nosiola è più facilmente esposta agli effetti delle variazioni meteorologiche, più frequenti in ottobre, che la possono rovinare. Raccolta con cura, per non schiacciarne gli acini, viene portata negli appassitoi dove resterà fino ai primi giorni di marzo con un appassimento tra i più lunghi che si conoscano per un’uva. Qui i grappoli vengono distesi sulle “arèle”, i graticci, un tempo col fondo in canne, oggi con rete metallica dalle maglie più o meno fitte, dove prende avvio il processo di appassimento che ne riduce il peso di circa un terzo. Responsabile principale del fenomeno è una muffa nobile, la Botrytis cinerea, un fungo del tipo dei Deuteromiceti, appartenente alla grande famiglia delle Maniliacee, che in determinate condizioni di temperatura, umidità e ventilazione aggredisce gli acini favorendo l’evaporazione dell’acqua e la concentrazione degli zuccheri. Durante la Settimana santa, da cui – probabilmente – il nome del vino, le uve appassite subiscono la spremitura. Il mosto che si ottiene, travasato più volte per essere ripulito, viene poi lasciato decantare. Con la fermentazione si verifica anche un lento processo di illimpidimento che accompagna il lungo invecchiamento del vino. La fermentazione avviene in botti di legno (per lo più rovere) “esauste”, ormai incapaci di cedere sapori di legno al prodotto. Il tipo di botti, la composizione dei mosti, la resa dei lieviti sono tutti fattori che possono incidere sul risultato finale. Dopo quattro anni dalla vendemmia – periodo minimo fissato dal disciplinare – avviene l’imbottigliamento, ma la maggior parte dei produttori aspetta molto di più, mediamente sette anni, normalmente dieci.

Una volta in bottiglia il Trentino D.O.C. Vino Santo può sfidare il tempo: gli esperti raccontano che anche dopo mezzo secolo (se il tappo e la qualità del vino sono buoni) una bottiglia di Vino Santo resta sempre un’esperienza gratificante. Un vino quindi da dimenticare in cantina per riscoprirlo piacevolmente dopo anni. Durante l’appassimento le uve vengono attaccate da una muffa nobile (la Botrytis) che ne migliora ulteriormente le qualità organolettiche.

Vino da meditazione, che sfida il tempo, migliorando nel riposo delle stagionature.

Color giallo ambrato, dal profumo intenso di frutta sovramatura (dattero e fico secco). Al gusto dolce ma in equilibrio con la giusta acidità.

uva prodotta

200 quintali

superficie vitata

5 ettari

area di coltivazione

Valle dei Laghi

forma di allevamento

pergola trentina

temperatura di servizio

12°C

abbinamenti consigliati

per accompagnare i dessert a base di mandorle, il tipico zelten e i formaggi erborinati

ENANTIO

VINO ROSSO

ENANTIO

Enantio o Lambrusco a Foglia Frastagliata autoctono della Vallagarina, è geneticamente differente da tutti gli altri Lambruschi italiani. Un tempo era vitigno incontrastato del fondovalle della bassa Vallagarina, ora è stato in gran parte sostituito da altre varietà cercando di salvaguardare comunque alcune produzioni nelle zone maggiormente vocate per la loro tipicità.

Se ne ricava un vino di colore rosso rubino, asciutto, fresco e piuttosto tannico, di buon corpo.

uva prodotta

3/4 mila quintali

superficie vitata

38 ettari

area di coltivazione

Vallagarina meridionale

forma di allevamento

pergola trentina

temperatura di servizio

18°C

abbinamenti consigliati

cucina tipica invernale con i piatti di carni rosse e selvaggina e con formaggi stagionati

SCHIAVA

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VINO ROSSO

SCHIAVA

Vitigno coltivato sovente assieme alla Schiava grossa, ma in proporzioni nettamente inferiori.

In passato fu tra i vitigni più diffusi. Alla fine degli anni 70 questo vitigno rappresentava il 40% della produzione viticola trentina, mentre attualmente non si effettuano quasi più reimpianti, ma rimane coltivato nelle zone più vocate. Questo gruppo di vitigni originano un prodotto di pronta beva, dal colore rubino chiaro, provvisto di delicato bouquet floreale con rosa in primo piano, fruttato, con toni di mandorla.

uva prodotta

30/35 mila quintali

superficie vitata

300 ettari

area di coltivazione

in zone collinari

forma di allevamento

pergola trentina

temperatura di servizio

14/16°C

abbinamenti consigliati

si accompagna bene con antipasti, con carni bianche e formaggi dolci

TEROLDEGO

teroldego_uva-margherita pisoni

VINO ROSSO

TEROLDEGO

Vino principe del Trentino, la sua presenza è attestata nella Piana Rotaliana fin dal 1300. Il Concilio di Trento (1545-1563) fu la prima occasione in cui il Teroldego acquisì fama internazionale.

Oggi è il vino simbolo della nostra provincia: prima D.O.C. varietale riconosciuta in Trentino con l’appellativo “Rotaliano” (1971) e vanto indiscusso per il comparto vitivinicolo locale.

Trova ideale dimora nel cosiddetto Campo Rotaliano, a nord di Trento, conoide scaturito dai sedimenti alluvionali trascinati a valle dal torrente Noce, dove confluisce nell’Adige.

Per il suo colore rosso la leggenda lo paragona al colore del sangue di drago, tonalità purpurea profonda, tra i più scuri al mondo.

Dal profumo inconfondibile dei frutti della mora selvatica, in armonia con la fragranza di mirtillo, lampone e delle viole, accenni di essenza di menta a tratti balsamico.

uva prodotta

65 mila quintali

superficie vitata

435 ettari

area di coltivazione

Piana Rotaliana

forma di allevamento

pergola trentina, guyot

temperatura di servizio

16/18°C

abbinamenti consigliati

con pietanze rustiche, merende a base di salumi nostrani, minestre o piatti di mezzo. Se opportunamente invecchiato è ottimo per banchetti di cacciagione, carni arrostite o con formaggi di malga lungamente stagionati

REBO

marzemino

VINO ROSSO

REBO

Dall’incrocio genetico del Merlot con il Teroldego operato nel 1948 dal ricercatore Rebo Rigotti all’Istituto Agrario di San Michele, si ottiene il Rebo, ottimo vino rosso, che unisce la gentilezza dei profumi tipici del Teroldego, alla robustezza e al corpo sostenuto del Merlot. Già in gioventù, il Trentino D.O.C. Rebo sa esprimere appieno le proprie caratteristiche organolettiche, anche se ben sopporta un moderato invecchiamento in bottiglia.

Vino che si presenta di un colore rosso rubino vivo e brillante con tonalità violacee, di buon corpo e con un’alta concentrazione di antociani.

uva prodotta

4 mila quintali

superficie vitata

45 ettari

area di coltivazione

in tutto il Trentino

forma di allevamento

pergola trentina, guyot

temperatura di servizio

18°C

abbinamenti consigliati

carni ovine, costolette di agnello, carni rosse come la costata di manzo ai ferri o l'entrecòte